04.28.08

D’amore, di morte e d’altre sciocchezze

Pubblicato su amore, inezie, morte, storie brevi a 7:20 pm di subcomandantanik

Io sono una dittatrice, tengo in pugno le vita di miliardi di uomini. Racchiudo detro di me l’essenza dell’attimo che fugge, e, per un momento di anarchia abbellisco, rovino, copro di sciocchezza le vite degli esseri perfetti. Sono una grande invenzione, sono una grande rovina, sono tutto.

D’altro canto sono esattamente come chi mi utilizza, nasco, esisto, muoio. Non penso, non vorrei mai, ma forse, gli altri mi pensano così. Dita. Nella mia vita vedo solo quelle. Sono molte, sono varie, sono ad una ad una tutte diverse tra loro. Tengo nel pugno un pugno, scopro la vita dell’utente al suo tocco, l’utente dipende da me, senza di me non è nulla.

Come contro ogni dittatura, anche contro di me c’è una resistenza, una resistenza fallimentare, oserei: mi ha ideata un uomo che non mi utilizzerà mai. Mi utilizza un uomo schiavo, servo di un padrone che si serve di me.

Ma quando il fuoco arde, quando io muoio consunta su un marciapiede, sotto una scarpa, giù da un terrazzo, io lancio un monito: sono quello che sarete.

Sono una nullità suicida, proprio come voi fumatori.

04.23.08

De profundis

Pubblicato su storie brevi a 7:37 pm di subcomandantanik

Mi guardo intorno, prima ero in un luogo sterile che ricordava vagamente le sale d’attesa degli ospedali, ora sono in uno squallido bar che fa angolo con una squallida strada, popolata da squallida gente. A dire il vero pare che nessuno abiti qui, ci sono palazzi alti e pieni di appartamenti. Ma nessuno ci abita. Non so esattamente come faccia a saperlo ma lo so. Ora sono seduto, nel bar intendo. Mi guardo le mani rugose, vedo i peli radi che coprono le braccia, i muscoli ormai flosci, sospiro. Mi accendo una sigaretta. Mi guardo intorno, guardo l’ora, picchetto sul tavolo nervosamente con le dita. Chiedo a una cameriera inviperita l’ora ma lei non mi degna di uno sguardo. Allora mi stendo quasi sulla poltroncina putrida di velluto rosso rovinato. e appoggio i gomiti sul tavolo di linoleum bianco. Spengo la sigaretta, bevo distrattamente il caffè diluito che ho davanti, senza zucchero. Pare ch’io stia aspettando qualcuno, chi? Non importa, inganno il tempo, finito il caffè ne bevo immediatamente un altro. Questo senza sorpresa, quasi fosse il continuo dell’altro. Nel mentre mi accendo un’altra sigaretta un tipo dall’aria professionale si siede dinanzi a me.

Piacere, dico

Piacere, dice

Improvvisamente mi sorride, non l’avevo previsto, sono imbarazzato, dovrei conoscerlo?

Senta, mi faccia la cortesia, ho scordato perchè sono qui, devo essermi smarrito, dico

Sorride, tutto questo sorridere mi da ai nervi ma capisco che se lo caccio non tornerà e allora si che sarò solo, mi sforzo, sospiro, ripeto

Davvero, le ruberò solo cinque minuti, sa io sono un notaio, una persona facoltosa

Ok, ok, lo ammetto, sto facendo il gradasso

Oh…senta, lei non ha dimenticato un bel niente, mi creda

Ma cosa vuole lei? Le dico che ho dimenticato, glielo giuro

Mi sto arrabbiando, non devo, calma, calma

Senta, deve credermi, lei si fida della gente?

Ma mi faccia la cortesia! Lei ha capito o no che faccio il notaio! Non può nemmeno immaginare quanta gente ho conosciuto e posso con ragione affermare che i disonesti sono più numerosi degli onesti, questa mia conoscenza empiristica mi porta ad affermare con ragione che non devo fidarmi.

Sulle prime assume un’aria grave, poi riprende lo stesso identico sorriso irritante

Capisco, sa…io sono giudice…

Ok, allora?

Beh, volevo sapere, lei è credente, intendo Cristiano Cattolico…?

Oh, certamente, chi non lo è? I comunisti, gli anarchici e i No Global, ma non sono praticante, più che altro non ho voglia di andare in chiesa.

Capisco…capisco…

Sulle prime sono seriamente stizzito, non so cosa vuole da me quest’uomo. Sorride enigmaticamente, ma il sorriso è sincero, quasi divertito…

Bene signore, vuole accomodarsi con me fuori? Le mostrerò un paio di cose che sono certo troverà interessanti!

Il conto?

Conto?

Si, sa, ho bevuto due caffe e comprato un pacchetto di Winston.

Ah, il conto, certo, non si preoccupi di quello, faccio io.

Non mi lamento, del resto mi sta facendo perdere un sacco di tempo. Usciamo, traffico, smog, rumore rassicurante, volti noti ma non riconoscibili. Accendo una sigaretta.

Adesso le dirò una cosa che la lascerà certamente credere che io sia pazzo, che io abbia seri problemi mentali, non è così.

Dica…

Lei è morto.

Certo! Sono morto! Ma senti qua qest’uomo!

Comincio a credere che siate tutti uguali, le battute che dite sono sempre le stesse.

Ci credo! Di pazzi come lei ce ne sono in giro, mi faccia il favore, io sono notaio, sono una persona facoltosa, le ho gia detto…

Mi interrompre, mi leva la sigaretta dalla bocca, tirà, tossisce

Anche questo lo provo sempre..

Non me ne frega un cazzo, lo dico

Non me ne frega…

…un cazzo, si, si, vada, fugga, per andare? Cosa dirà al taxi?

Impietrito, non lo so, a dire il vero non ricordo dove abito.

emh…

Ecco, vede, lei è stato notaio ma non si è mai fidato del prossimo così è morto solo, tumore maligno ai polmoni, lei non ha un volto da poter ricordare o una situazione che gli provochi nostalgia, questa è la sua casa, lei qui non ha bisogno di soldi o di lavoro, non può innamorarsi, o piangere, o meglio, non può dirlo manifestatamente, perchè qui le anime vivono con chi è morto che ha influito sulla loro vita. Vede?, lei è credente eppure non ha nulla del buon cristiano, disprezza il prossimo, ora mi scusi… il mio compito è finito.

Ma come?! Se volessi andare da quella donna e dirglielo? Intendo che la amo!

Provi

Provo, vado verso la donna e le dico………non le dico nulla perchè mi passa frettolosamente attraverso.

Le persone come lei sono destinate a fare i casellanti su questa autostrada..

E il paradiso? L’inferno?

Ahahahah! Anche questo lo chiedono tutti!

Sparisce

/—————/

Mi sveglio, spengo la sveglia, mi ascuigo il sudore, doccia, vestiti, ahah che stronzata, io non ho mai fumato.

In quel momento Lizzie buttava una sigaretta vicino al benzinaio sotto casa, esplosione, morti, morto, morte.

04.03.08

Repeat

Pubblicato su Cronache della mia inutile vita, Uomo e Me, amore, anarchia, inezie, morte, poesia, storie brevi a 5:13 pm di subcomandantanik

Studio Latino e ascolto Faber, spesso, come ora, capita che durante una canzone mi venga l’ispirazione così blocco il CD in Repeat e ascolto quella canzone per tutta la durata della scrittura.

Pensavo, riflettevo. Io voglio troppo. Io non sono una normale quasi-diciottenne che pensa alle cose futili di ogni giorno, a ballare, a ridere e a scherzare. Io mi guardo intorno. Vedo. Soffro. Mi butto a capofitto nelle vite altrui e, forse, dò troppo valore all’amicizia.

Il mio occhio è sempre volto al futuro, al mio, si intende. Voglio davvero diventare quello che vorrei, d’altra parte una sorta di pessimismo cosmico mi invade a tratti e penso che alla fine non sono nulla di speciale, non sono nulla di diverso dallo stereotipo della ragazzina media.

Non sono nemmeno libera. Libera\o è colui\ei che vive senza farsi tutte queste domande, come me le faccio io, libertà è la forza di non dire una cosa, piuttosto che di dirla. Libertà è essere daccordo con la massa e non vergognarsene, libertà è la forza di farsi portare dalla corrente senza remare contro.

Non sono depressa, o cosa. Credo semplicemente che la mia vita sia una sofferenza insita. Io vivo continuamente aggrappandomi alla bellezza di un minuto. Alla grazia delle piccole cose. Quando sto sul motorino io mi perdo nel tornado di polline tra gli alberi. Quando torno a casa da scuola, sul treno, io guardo la gente e voglio per forza immaginarmi che questa persona abbia una vita peggiore della mia, perciò sorrido come un ebete.

D’altra parte so che tutto questo finirà. Nell’attesa che finisca l’uomo può solamente fare ciò che ama nel mio caso:scrivere, leggere, ascoltare De Andrè in repeat, stare le ore da Feltrinelli e immergere il naso nelle pagine per godere dell’odore delle pagine nuove, guardare un foglio bianco e avere voglia di riempirlo, immergere la faccia sotto l’acqua di un bagno caldo e vivere nell’eterna certezza che qualcuno mi voglia bene, qualcuno mi ami. Io ne sono fermamente convinta. E quando passo una bella giornata io me la rivedo nella mente

Forse un pò sono timorosa del futuro, in generale, perciò blocco il CD in repeat. Dà sicurezza.

Il tornado del polline è eterno.

L’acqua è sempre quella, così come l’odore della carta economica nuova.

Che blog di merda