03.22.09
L’ultimo dei sogni (Ratti della Sabina)
Si è fermato il treno all’ultima fermata
vuoto e pieno di parole già discusse
e si è fermato pure l’ultimo dei sogni
in un campo tra i rifiuti e le promesse.
Sono passate mille notti e mille giorni passeranno
fra le nuvole di fumo cancellano i colori
e nei cunicoli coperti dal nero del silenzio
dove il vento neanche passa e ogni luce muore dentro.
E per le strade abbandonate dove Pietà non si è fermata
nei quartieri avvelenati che nasconde ogni città
c’è chi grida e chi ormai tace e chi è stanco d’aspettare
e chi sotto le macerie non sa più che cosa è il sole.
Sono lacrime del tempo che nessuno può asciugare
sono favole proibite per bambini senza nome
e sono fiori che hanno perso di profumo e di colore
sono vele senza vento che non sanno dove andare.
E sotto un cielo fatto a pezzi dalla legge dell’inganno
son cadute le speranze come pioggia dentro il mare
come luci ormai tradite da un futuro che non nasce
che si copre di paura e nel niente poi sparisce.
E si son perse le illusioni fra montagne di parole
sotto muri di tristezza che nascondono la fine
e nelle case di cartone dove fortuna non è entrata
dove le vite sono ombre che anneriscono la strada.
Non c’è fuoco che dia luce a passaggi sconosciuti
non c’è stella che risplenda sopra viaggi malandati
ma è solo terra sopra terra che da polvere e dolore
è solo l’ultimo dei sogni che a poco a poco muore.
E non rimangono che occhi a cercare un po’ di sole
dietro passi senza forza di destini andati a male
e non rimangono che mani dentro mani da scaldare
che si stringono alla vita e che non vogliono cadere.
Per Giovanni
01.29.09
Cien anos de soledad
Sento un profondo dissidio interiore che preme e malgrado la tarda ora penso sia il caso di sfogarmi a modo mio, scrivendo. Quando quasi un anno e mezzo fa ho aperto questo blog io non ne sentivo realmente il bisogno: possedevo già un blog, su Windows Live ma ero troppo bambina, è quasi bello rendersene conto ora, penso sia una di quelle rare volte durante le quali notiamo una reale crescita della nostra persona, il mio fidanzato di turno era quello che oggi definisco frustrato che maschera con presunzione: noi veri presuntuosi non abbiamo bisogno di convincere, siamo troppo superiori. Lui mi convinse del fatto che il blog su WL facesse schifo e io, semplicemente, cambiai blog, oddio, semplicemente no, il mio subconsio non avrebbe mai accettato la sconfitta, quindi lo feci dopo un anno e mezzo, più o meno. Il fatto è che io so scrivere, e quando sai scrivere non ti importa più dell’argomento, ma solo dello stile, delle parole più o meno complicate che puoi usare, quando sai scrivere e parli con qualcuno correggi ogni congiuntivo sbagliato senza perderti le sfumature che pure sono la più bella cosa della parola, scritta o orale che sia. Poi qualcuno ti consiglia, forse proprio quel fidanzato di turno, oppure il migliore amico, che non è il caso che tu appunti sul tuo blog “inutili cronache della tua vita”, testuali parole, ma io ero maturata e quindi di quell’aforisma ne feci una vera e propria categoria. Credo che un intellettuale, quale mi ritengo, perda quel gusto nello scoprire, perchè ha letto talmente tanto che fatica a trovare argomentazioni interessanti: è un pò come l’interrogazione di inglese, al prof non importa quello che dici, importa come lo dici. E noi scrittori siamo così, leggiamo bramosi di cogliere la nefandezza o l’iperbole di genialità, siamo dei narcisisti pronti a godere dell’errore altrui. Personalmente credo di sfiorare la genialità ma di rasentare più spesso la pesantezza, so di avere una vena ironica ma con giusta misura e so di non essere democratica o modesta e non so, invece, con esattezza perchè io lo stia dicendo.
Mi sono resa conto di non essere umana, Io non ho sentimenti, Io non godo e non piango, io posso radere al suolo i miei rapporti interpersonali e stare bene, anzi, più che bene…”piattamente”, se lasci il tuo ragazzo, litighi a vita col tuo ormai ex migliore amico e lasci a se stessa la tua, ormai, ex migliore amica e non stai MINIMAMENTE male, allora devi cominciare a preoccuparti, ed è proprio lì che ti ritrovi a 00.23 del 30 Gennaio 2008 a compitale la guida dello scrittore, pregi e difetti. Ancora una volta confermo che a me non sbatte una fava della sostanza, Io mi reputo la sostanza, la forma, poi, solo quella mi interessa.
Andatevi a vedere “Frost Nixon” l’ho visto sta sera in anteprima: è bellissimo, prima pero’ magari leggetevi la prima intervista di Oriana Fallaci in “Intervista con la storia” a Henry Kissinger, aiuta a capire.
01.27.09
Per non essere da meno…
Non me ne vogliate se non posto pagine e pagine sulla Giornata della Memoria. Molti della mia famiglia, essendo Polacca, sono stati ad Aushwitz o in altri campi di sterminio, mio zio è stato nel campo prima citato dalla sua apertura alla sua “chiusura” avvenuta proprio il 27 gennaio, rispetto profondamente questa data e lotto costantemente affinchè in questo giorno non vengano solo ricordati gli Ebrei ma anche i Polacchi, Russi, Zingari, handicappati, Omosessuali e oppositori in generale ai regimi nazionalsocialista e fascista, vorrei, inoltre che il giorno della Memoria fosse anche il iorno per ricordare le persecuzioni fatte ai nativi Americani e le deportazioni attraverso la tratta dei Neri dall’Africa e anche quelle fatte dall’URSS. Vorrei insomma che fosse la triste celebrazione della stupida umanità. Siccome ho fatto una relazione di 4 pagine al mio professore di Storia non ho nessuna intenzione di rifarla ora, celebro il 27 Gennaio con una frase che Dante Alighieri scrisse nel Medioevo e che nessuno, a quanto pare, recepì, prova del fatto che studiarlo a scuola non serve a una fava:
”Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Inferno-XXVI-v.v.119-120)
01.11.09
11/01/1999 “Un sogno fu un sogno ma non durò poco”
Vorrei scrivere parole profonde.
Vorrei trasporre le lacrime che scendevano sulle mie guance in un post, in questo post.
Vorrei commemorarlo in silenzio, come certamente avrebbe preferito, ma non riesco.
Quasi tutti i titoli del mio blog sono frasi o titoli di Sue canzoni, pezzi di poesia rubati alle cuffiette del mio mp3, la sua voce calda e rassicurante mi accompagna, fedele colonna sonora della mia vita, ovunque. Spesso cerco di far conoscere de Andrè alla gente che lo schifa, lo critica, lo trova noioso. Poi desisto. Non si può afferrare una mosca al volo se non in rarissimi casi e non si può udire il rumore del vento se non in rarissimi casi.
Sono molte le mie canzoni preferite di De Andrè e quella che andrò a postare forse non è la più bella e di certo non è la mia preferita, ma parla di lui, lo rappresenta come lui stessoo disse in un’intervista. Parla di quel quasi-avvocato genovese che fumava 40 pacchetti al giorno e aveva paura della morte e odiava nelle persone quel loro spargere la vita al vento mentre lui stesso lo faceva e forse per questo si odiava anche un pò. Parla del genio anarchico che lo rappresentò, parla dei suoi bellissimi cd che vorrei spiegarvi tutti, parla di una buona novella quotidiana che forse rimarrà dimenticata, a breve, quando la gente si stuferà de “La canzone di Marinella” ritenendola una lagna e non sapendo che è la storia vera di una 15enne costretta a prostituirsi e buttata nel fiume da un delinquente. Forse è gia successo. Forse la gente è brava a dire che de Andrè fu un poeta senza nemmeno prendersi la briga di ascoltare una canzone bene, a fondo, di carpire le sfumature di “Coda di Lupo”, de “La domenica delle salme” o del “Testamento di Tito”. Forse tra 10 anni ancora non ci sarà nemmeno la trasmissione di Fazio, forse tra 10 anni ancora ci saranno troppe Pausini e troppi Ramazzotti, certo è che di Cantautori non ce ne sono più, è rimasto solo Guccini, quindi io vorrei che per una volta leggeste tutto il testo della canzone e senza fermarvi all’apparenza capiste perchè Faber si sentiva rappresentato da una canzone così.
Addio poeta, anarchico, padre, esempio. Addio a Fabrizio de Andrè.
Bocca di Rosa
La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera“.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.
“Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c’è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici.
E d’altronde quella di proletario è pur sempre un’etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso – di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista.
Se sono, “più modestamente”, un anarchico è perché l’anarchia, prima ancora che un’appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia – quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata.
Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più.
Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o, forse, questa convinzione gliel’hanno attribuita altri.
Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivista ne scoprii una più individualista: dopo tutto ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una sola regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l’ha imposta: anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d’animo, una categoria dello spirito. E perciò scandalizzatevi pure, se tante volte ho cantato alle feste dell’Unità, ma di rado sono andato in televisione, se firmo contratti discografici che d’altronde non rispetto, e se ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c’era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.
“De Andrè, il suo tema non è organico”, mi diceva sempre, al liceo, il mio insegnante d’italiano. Allora ho cercato di essere organico da adulto, nella coerenza di una ribellione che passa anche attraverso le proprie viltà e le proprie contraddizioni. Senza le quali, ecco l’organicità, un uomo non è un uomo, ma un burocrate, o una macchina, o un cinghiale laureato in fisica”.
(Da Amico fragile. Fabrizio De Andrè si racconta a Cesare G. Romana,
Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1991, pp. 60-61).
Fonte: http://iltestamentoditito.blogspot.com/
Link: http://iltestamentoditito.blogspot.com/2008/11/e-adesso-aspetter-domani-per-avere.html
(Grazie Teo)
12.04.08
Un pò di serietà, ecchecristo
Ultimamente ho notato di dover alzare leggermente gli standard dei miei post perchè non posso più fornire Inutili cronache della mia vita o sconclusionate critiche al nulla.
Quindi discorro di grandi temi di vita vissuta e voi vi ammorberete tutti le palle e il pubblico lettore di questo blog si ridurrà nuovamente a me e altri due disperati.
Trovo che il sonno sia inutile. Ultimamente appena tornata da scuola dormo, semplicemente mi stendo e dormo e dormo di gusto e poi mi sveglio, incazzata, e me la prendo con la prima persona che mi capita, quindi per porre fine alla mia già nota lunaticità esasperata dal sonno, ho elaborato una teoria cazzutissima: il sonno toglie attimi che potrei collezionare, mi fa perdere parole da collezionare e note di odori da ascoltare, chiavi di violino da gustare e poesie da toccare, mi fa perdere tutte queste sensazioni di mondi che non so, i quali non so semplicemente perchè Morfeo mi priva di essi, di colori che mi mancano, di respiri al vento e nulla più.
Un sentiero. Crepe dentro esso evidenziano che la siccità spacca la pietra, sole batte implacabile, isopportabile perfino per una lucertola con il sangue che non più freddo ormai ribolle.
Un fiume. Fresco che ristora, una libellula che svolazza proprio come nell’immagine più perfetta, sassi argentati risplendono a cesure frequenti e tu pensi, ora mi butto, ma non puoi: è una foto.
Mare limpido di terre troppo costose per andarle a trovare, granchi morti, uccisi da innocenti bambini vogliosi di conoscenza, assassini improvvisati e inconsapevoli che ridono e si fanno il bagno in quel mare troppo costoso.
Fumo. Colonne di vapore semi-trasparente si levano dalle fognature dei vicoli e topi traslocano, stufatisi della ridondanza dell’associazione della loro persona all’immagine del suddetto vicolo, stanchi di stereotipi.
Papavero. Intorno verde, ma è solo un’illusione, il verde è costituito da due fili d’erba, vedendo oltre il ponte è grigio, è asfalto e il papavero triste e solitario, predestinato allo pneumatico implacabile, fissa i campi che non avrà mai.
Dormire fa perdere tutto questo.
10.12.08
E aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso
Oggi, dopo aver passato a casa di Jools una discutibile e perversa nottata, dopo la quale ho trovato i lerci calzini di Pietro nella mia borsa, sono tornata a casa a far nulla e sono rivenuta da Jools, tanto valeva stare qua, direte voi, ma io provo un folle e maligno gusto nel mantenere alto il costo del barile di petrolio, quindi tant’è, sto qui che scrivo con accanto lei che si magna de gusto la zuppetta con le cozze, vongole e lenticchie, dopo che sono uscita di casa sono andata a prendere un caffe e a comprare le sigarette e ho visto una cosa bellissima e alquanto poco insolita, ma carpita nel momento giusto e con la colonna sonora giusta. Stavo seduta sul motorino spento e fumavo ascoltando “L’amore conta” di Ligabue e fumavo, cantavo e fumavo. Poi ho volto lo sguardo verso i platani che costeggiano la strada della suddetta stazione. Niente di nuovo, frotte di foglie gialle, gialle e marroni che colorano abitualmente i nostri molti autunni passati. E poi ne casca una, piano piano, vorticosamente, ma piano, quasi a non voler fare male al duro asfalto sul quale si stava rovinosamente poggiando a causa di una forza maggiore, quella della brezza delle tre del pomeriggio che scandisce come un orologio a pendolo ogni dopo-pranzo di questo mistico mese che è Ottobre. Questo è quello che ho visto. E come dice Jools, si, sono matta.
10.08.08
Elogio alla bellezza della mia Tartaruga, Pistacchio
Mentre, una notte, se n’annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co’ la casa vortata sottinsù.
Un Rospo je strillò: – Scema che sei!
Queste so’ scappatelle
che costano la pelle… -
Lo so: – rispose lei -
ma, prima de morì, vedo le stelle.
Oggi ho ripensato a questa poesia che è stupenda.
Questi ultimi giorni sono stati deastanti, ieri ad esempio, aurei douto studiare molto, eppure, per cause esterne al mio non più libero arbitrio non ho studiato e sono stata tutto il giorno euforicamente in estasi. Ieri sera è enuto Lollo a cena a casa mia e abbiamo fatto l’una, all’una io mi sarei douta rimettere a studiare storia, MA, non mi andaa, così questa mattina a scuola, sono anche entrata alle 9, ho messo in pratica quella che chiamerò “l’arte di arrampicarsi sugli specchi”, ebbene, non solo me la sono caata egregiamente ma ho scritto ben 13 colonne, molto più di chi scriea con cognizione di causa. Sono un fottuto genio.
Al ponte dei morti ado una giornata a Firenze, forse due, chissà, non l’ho mai ista Firenze, cosa inaudita, da oggi sarò anche Sub Ignorante Nik.
07.30.08
Verranno a chiederti del nostro amore
Non mi sembra di aver mai detto quale sia la mia canzone preferita. Beh, tempo al tempo e lo dico oggi: Verranno a chiederti del nostro amore, di Fabrizio De Andrè. Per la prima volta il titolo centra con il post, c’è sempre una prima volta. Così in preda a una sosta ispirata nella città e nella calura di Roma prima di tornare a Lido dei Pini vorrei che anche voi capiste perchè è proprio la preferita.
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pesarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore
alle carezze dell’amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.
(?)
Qui finisce la mia spiegazione, che realmente non ho spiegato: non mi permetterei mai di storpiare un capolavoro. Proprio non posso, del resto si spiega da sola.
06.03.08
vaghezze
Comincia a delinearsi una bozza della mia estate 2008. Come bozza, così, tanto per rendervene partecipi, non è un granchè. Ma chi si accontenta gode, e Ligabue è arrivato dopo, perciò, si fotta.
