02.09.09
Presa da sacro furore scrivo in posa scomoda a gambe incrociate sul letto. Mi è venuta l’ispirazione poco dopo aver terminato di guardare Grey’s Anatomy, una delle mie passioni, e non sapendo bene cosa scrivere ho riflettuto molto se parlare della cara Eluana Englaro MA mi sono accorta, grazie al mio cinismo proverbiale che:
a) è morta e non me ne frega quasi nulla
b) grazie a lei la nostra costituzione è in pericolo, di nuovo
Ergo, questa poveretta ha fatto in morte, o pseudo morte, più danni di quandi ne avrebbe mai potuta fare in vita, MA, se come disse Berlusconi “tra quattro anni forse sarà sveglia e magari sarà una bella ragazza che voterà per me” o qualcosa di similmente bacato, allora, cosa avrei dovuto anelare? Sua vita o sua morte? Sinceramente non me ne sbatte una fava: ci sarà sempre qualche “bella ragazza” che vota per B. (e tutto torna alla giusta teoria bella=stupida della quale io sono difetto perchè non sono bella, ma perfetta) e qualche patetica scusa per cambiare la costituzione, l’unica differenza è che Eluana è un nome atipico in my opinion.
Dopo questa ricca insalata di cinismo, cattiveria e un briciolo di metafore, vado a leggere Aristofane, il mio scrittore preferito del momento.
01.19.09
Di morte.
Forse sarebbe bello carpire l’ebrezza che ogni momento è gia passato e forse no. Sarebbe una grande presa di coscienza, forse tanto grande quanto grave. Forse ogni tanto sarebbe bello smettere di struggersi e bestemmiare per futili banalità e concentrarci sui senza-tetto che muoiono assiderati a Genova in questa merda di 2009, o sul pianto genuino e insensato dei bambini. E invece no, ci disperiamo perchè il tipo coi rasta che fa il rappresentante d’istituto non ci caga o perchè mammina non ci compra proprio quelle scarpe che hanno tutti (tranne te cara, perchè le scarpe costano quanto la metà dello stipendio della tua mammina che si spezza la schiena mentre tu spezzi i maroni). E’ bello tornare a casa e vedere il tuo cane Bartok, il tuo chihuahua tremolante che ha bisogno delle tue coccole, ma è altrettanto bello vedere che invece Medea, la tua gatta persiana non ti si fila e potrebbe vivere nonostante la tua morte. E’ di morte che stiamo parlando. E’ dell’inafferrabile essenza della vita: la morte. Io non voglio vivere in un paese dove i senza-tetto muoiono di freddo, voglio vivere in un posto dove succedono queste cose, si, ma almeno è giustificato che accadano, voglio andare in Africa e vedere perchè io DEVO essere felice, non è piu’ una questione di volere, è di morte che stiamo parlando. E’ di vedere un bambino di 6 anni che muore di AIDS senza essersi fatto una canna, aver imparato a leggere a scrivere, senza scopare, senza vedere nulla con la capacità delle persone adulte. Ma cazzo. NON E’ GIUSTO. Io per sapere quanto sono felice e fortunata non dovrei vedere il peggio, non è civile.
E non mi parlate di fede in qualcosa, perchè di amici ne ho e non mi servono certo quelli immaginari.
01.11.09
11/01/1999 “Un sogno fu un sogno ma non durò poco”
Vorrei scrivere parole profonde.
Vorrei trasporre le lacrime che scendevano sulle mie guance in un post, in questo post.
Vorrei commemorarlo in silenzio, come certamente avrebbe preferito, ma non riesco.
Quasi tutti i titoli del mio blog sono frasi o titoli di Sue canzoni, pezzi di poesia rubati alle cuffiette del mio mp3, la sua voce calda e rassicurante mi accompagna, fedele colonna sonora della mia vita, ovunque. Spesso cerco di far conoscere de Andrè alla gente che lo schifa, lo critica, lo trova noioso. Poi desisto. Non si può afferrare una mosca al volo se non in rarissimi casi e non si può udire il rumore del vento se non in rarissimi casi.
Sono molte le mie canzoni preferite di De Andrè e quella che andrò a postare forse non è la più bella e di certo non è la mia preferita, ma parla di lui, lo rappresenta come lui stessoo disse in un’intervista. Parla di quel quasi-avvocato genovese che fumava 40 pacchetti al giorno e aveva paura della morte e odiava nelle persone quel loro spargere la vita al vento mentre lui stesso lo faceva e forse per questo si odiava anche un pò. Parla del genio anarchico che lo rappresentò, parla dei suoi bellissimi cd che vorrei spiegarvi tutti, parla di una buona novella quotidiana che forse rimarrà dimenticata, a breve, quando la gente si stuferà de “La canzone di Marinella” ritenendola una lagna e non sapendo che è la storia vera di una 15enne costretta a prostituirsi e buttata nel fiume da un delinquente. Forse è gia successo. Forse la gente è brava a dire che de Andrè fu un poeta senza nemmeno prendersi la briga di ascoltare una canzone bene, a fondo, di carpire le sfumature di “Coda di Lupo”, de “La domenica delle salme” o del “Testamento di Tito”. Forse tra 10 anni ancora non ci sarà nemmeno la trasmissione di Fazio, forse tra 10 anni ancora ci saranno troppe Pausini e troppi Ramazzotti, certo è che di Cantautori non ce ne sono più, è rimasto solo Guccini, quindi io vorrei che per una volta leggeste tutto il testo della canzone e senza fermarvi all’apparenza capiste perchè Faber si sentiva rappresentato da una canzone così.
Addio poeta, anarchico, padre, esempio. Addio a Fabrizio de Andrè.
Bocca di Rosa
La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera“.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.
“Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c’è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici.
E d’altronde quella di proletario è pur sempre un’etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso – di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista.
Se sono, “più modestamente”, un anarchico è perché l’anarchia, prima ancora che un’appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia – quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata.
Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più.
Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o, forse, questa convinzione gliel’hanno attribuita altri.
Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivista ne scoprii una più individualista: dopo tutto ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una sola regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l’ha imposta: anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d’animo, una categoria dello spirito. E perciò scandalizzatevi pure, se tante volte ho cantato alle feste dell’Unità, ma di rado sono andato in televisione, se firmo contratti discografici che d’altronde non rispetto, e se ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c’era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.
“De Andrè, il suo tema non è organico”, mi diceva sempre, al liceo, il mio insegnante d’italiano. Allora ho cercato di essere organico da adulto, nella coerenza di una ribellione che passa anche attraverso le proprie viltà e le proprie contraddizioni. Senza le quali, ecco l’organicità, un uomo non è un uomo, ma un burocrate, o una macchina, o un cinghiale laureato in fisica”.
(Da Amico fragile. Fabrizio De Andrè si racconta a Cesare G. Romana,
Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1991, pp. 60-61).
Fonte: http://iltestamentoditito.blogspot.com/
Link: http://iltestamentoditito.blogspot.com/2008/11/e-adesso-aspetter-domani-per-avere.html
(Grazie Teo)
10.02.08
Foto
In depressione vengono partoriti i migliori scritti, Oscar Wilde era un depresso crconico eppure era un genio, un genio perverso ma un genio. Guardo la foto appesa davanti a me tra la collezione di sottobicchieri e un poster del Che. Siamo io e mia sorella, Giulia. Lei ha sempre avuto cura di me, da piccola quando ero un cicciottina con le trecce e gli spazi tra i denti lei andava all’asilo a picchiare i bambini che non volevano giocare con me, quando stavamo a scuola e mi vedeva fumare mi sgridava, mia sorella era quella sensibile, quella che al funerale di mio padre ha pianto, quella che poi non ne ha MAI PIU’ parlato, in 6 anni non l’ho mai sentita nominare papà nel bene o nel male. Mi commuovo, piango raramente e soprattutto di rabbia ma per mia sorella non posso fare a meno di piangere. Queste sarebbero una sorta di “parole mai dette” quelle che pensi tacitamente e non esponi per paura di essere giudicata. Giulia non legge il mio blog. Insomma, in questa foto ci siamo io e lei. Io sono sul lettino e sorrido alla macchina fotografica, avrò sei anni. Ho i capelli pettinati in due code, solo la mutandina del costume che anche se si vede poco riconoscerei tra mille, è quello di Tom e Jerry, il mio preferito, anche se poi era quello scomodo, sono sul materassino, mia sorella che ha sette anni nuota a cagnolino accanto a me e mi porta, ancora una volta, mi protegge, anche se fatica, anche se non lo ammetterebbe mai, ha i capelli biondissimi arruffati, il sorrisone perfetto e gli occhini azzurri semi chiusi. Lo sfondo della foto è quasi magico: mare che si confonde con il cielo, davvero.
Questa è la foto più bella che posseggo.
05.12.08
Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare, guardate l’ossigeno al suo fianco dormire, soltanto una lege che io riesco a capire ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soliloquio. Si, perchè forse in questa vita è il modo migliore per emergere, l’unico. La mia vita insulsa e scricchiolante, fatta da dogmi mal compresi e aspirazioni irragiungibili è arrivata a pesarmi grave sullo stomaco. Ho un peso, ebbene. Forse per ognuno di noi c’è un disegno, uno di quei pastrocchi che disegnano i bambini piccoli. Ha un senso. Io il mio l’ho perso. Forse non l’ho mai avuto, ma fino a poco tempo fa ne ero profondamente covinta. C’è chi santifica la vita alla vita e morte di un padre straordinario. Chi alla rivoluzione. Chi al nulla. E poi c’è chi si sopravvaluta e vive in una sorta di limbo. E poi muori. Muori. Semplicemente, così come sei nato. E muori mentre aspettavi la parousia della tua vita. Muori aspettando il treno. Poi, oblio.
Perchè?
04.28.08
D’amore, di morte e d’altre sciocchezze
Io sono una dittatrice, tengo in pugno le vita di miliardi di uomini. Racchiudo detro di me l’essenza dell’attimo che fugge, e, per un momento di anarchia abbellisco, rovino, copro di sciocchezza le vite degli esseri perfetti. Sono una grande invenzione, sono una grande rovina, sono tutto.
D’altro canto sono esattamente come chi mi utilizza, nasco, esisto, muoio. Non penso, non vorrei mai, ma forse, gli altri mi pensano così. Dita. Nella mia vita vedo solo quelle. Sono molte, sono varie, sono ad una ad una tutte diverse tra loro. Tengo nel pugno un pugno, scopro la vita dell’utente al suo tocco, l’utente dipende da me, senza di me non è nulla.
Come contro ogni dittatura, anche contro di me c’è una resistenza, una resistenza fallimentare, oserei: mi ha ideata un uomo che non mi utilizzerà mai. Mi utilizza un uomo schiavo, servo di un padrone che si serve di me.
Ma quando il fuoco arde, quando io muoio consunta su un marciapiede, sotto una scarpa, giù da un terrazzo, io lancio un monito: sono quello che sarete.
Sono una nullità suicida, proprio come voi fumatori.
04.13.08
13/04/08
In illo tempore scrissi un post e oggi cerco imbranatamente di rimediare con la coda tra le gambe.
Allora, come mai questo titolo\data? Oggi si vota. Sono assolutamente disperata perchè la vittoria di Silvio (Presidente siamo con teeeee, meno male che Silvio c’è!) è certa quanto il fatto che io mi chiamo Nicole. Perciò ancora poche ore di becere votazioni, alle quali io, giust’appunto, non posso prendere parte e poi via col vento. Ma non voglio dibattere de politica.
Ieri ho trasconso un’atipica serata all’insegna dello chic, ma cominciamo dal principio. Il mio ragazzo si è bellamente perso i documenti della brum-brum, perciò ieri o mi fottevo a casa, oppure uscivo con mia sorella e gli amici suoi, forte della convinzione che restare a casa il sabato sera equivaleva a deprimersi, a mangiare come un’ossessa e a finire un pacco di tabacco, esco cum familia.
Mi vedo con mia sorella (che tra le cosa ha appena aperto il blog più patetico del patetico su Splinder, no comment) e Betta e poi ci vediamo con un amico loro Andrea, che è la patetica fotocopia di Fonzie, quello di Happy Days… e subito corriamo verso la macchina che era un altrettanto patetico incrocio tra una macchina d’epoca e una macchina moderna rosso fuoco=vistosa= vergogna per me. Non aveva nemmeno la radio, però alla fine era molto caratteristica, arriviamo a Trastevere che è il quartiere più bello di Roma nonchè fulcro della vita della gioventù.
E qui aprirei una parentesi: esistono due quartieri per chi fa “vita notturna”, cioè più di due, ma i migliori sono quelli; San Lorenzo, ciudad universitaria, nonchè ricettacolo di punkabbestia, alternativi, drogati et cetera, avete catito l’antifona, il quartiere è alle spalle della Sapienza e và dal cimitero monumentale Verano, fino alla stazione più grande d’Italia, Termini. Via del Volsci è quella principale, oltre a via Tiburtina ovvio, poi c’è ” ‘a piazzetta”, covo di gente improbabile sbragata nelle pose più strane che si fa le canne, beve e chiacchiera, alle spalle della piazzetta c’è il pub dove lavora Luca, mio cognato, l’Hera Hora, locale mucho famoso per i suoi prezzi bassi, gli shot a 1$, affollatissimo, bello e accogliente (Luca, damme li sordi) è sito in via degli Aurunci. Vicino a piazza dei Campani, c’è il Nostro Pub, l’Overtime, ludoteca, un pò caro, ma davvero bello.
Poi c’è Trastevere. Trastevere si snoda, appunto, lungo il tevere. Mettetevelo in testa: on the road si trovano solo alternativi o rimorchioni, i precisi vanno a ballare e comunque ce ne sono pochi, il fulcro della vita Trasteveriana è Piazza Trilussa, una cachettina di piazza fornita però di lunga e larga scalinata e la scalinata si sà, sta al drogato, come la canna sta a Bob Marley e l’hamburger sta a Poldo. Piazza Trilussa mi sta sul cazzo, non per cosa, l’atmosfera è bella e accogliente ma:
a)non accetto che facciano gli alternativi i figli di papà del cazzo che hanno i soldi che gli fuoriescono gentilmente dal sederino. E a Trastevere sono TUTTI così.
b)costa tutto troppo, cioè al pub ci lasci un rene.
c)trovare parcheggio è una tortura simile alla morte
d) ci sono dodici risse al secondo, a San Lollo al massimo succede una rissa tra cani di punkabbestia
e)è sempre strapieno di gentaccia
Vabbè, si, insomma, siamo andati in 8 a mangiare a “Birreria Trilussa”, menù fisso, pizza birra& fritto a 8.50$, dopo 1 ora, dopo Milan-Juve, dove discussioni politiche, dopo ciò, ci appropinquiamo verso “Good” pub chic dal proprietario vecchiotto pancione, romano, marpione, Claudio, Claudio è amico di mia sorella e Piera così ci riserva una saletta con poltrone di raso retrò, candele e cassapanche in mogano. Ci accomodiamo. Claudio è un uomo sulla 50ina eppure molto giovanile. Dice al cameriere (complimenti a mamma, vero Piera?!) di tarattarci bene, e ovvio, solo birre medie. Si rifiuta di servisci birre piccole, davvero. Allora io, sorella e Piera prendiamo una Peroni Gran Riserva media, Betta e Matteo un Rossellini, Andrea e Angela un Aperol Spitz. Ci portano due sacchi di noccioline e Claudio ci fa l’occhiolino per farci capire che sono omaggio, chiacchieriamo tanto e di tutto, tutti vestiti eleganti, tranne me che mi ero sforzata alla fine il mio aspetto era: Globe grigie e nere coi teschi, pantaloni a sigaretta verde acqua scuro, magliettone nera con stampe bianche, golf cortissimo grigio e borsa di H&M di tessuto e pelle, occhi neri, rossetto rosso, capelli ricci e code, anche se ero l’unica senza gonna ero la più vistosa, ovvio. A mezzanotte e mezza usciamo e ci andiamo a fare una passeggiata, poi ci mettiamo a piazza trilussa e parliamo, o meglio ci scanniamo sulla religione.
Alle 3 e mezza ero a casa, le cose chic non fanno per me.
Auguri a me e all’uomo, oggi 15 mesi.
04.03.08
Repeat
Studio Latino e ascolto Faber, spesso, come ora, capita che durante una canzone mi venga l’ispirazione così blocco il CD in Repeat e ascolto quella canzone per tutta la durata della scrittura.
Pensavo, riflettevo. Io voglio troppo. Io non sono una normale quasi-diciottenne che pensa alle cose futili di ogni giorno, a ballare, a ridere e a scherzare. Io mi guardo intorno. Vedo. Soffro. Mi butto a capofitto nelle vite altrui e, forse, dò troppo valore all’amicizia.
Il mio occhio è sempre volto al futuro, al mio, si intende. Voglio davvero diventare quello che vorrei, d’altra parte una sorta di pessimismo cosmico mi invade a tratti e penso che alla fine non sono nulla di speciale, non sono nulla di diverso dallo stereotipo della ragazzina media.
Non sono nemmeno libera. Libera\o è colui\ei che vive senza farsi tutte queste domande, come me le faccio io, libertà è la forza di non dire una cosa, piuttosto che di dirla. Libertà è essere daccordo con la massa e non vergognarsene, libertà è la forza di farsi portare dalla corrente senza remare contro.
Non sono depressa, o cosa. Credo semplicemente che la mia vita sia una sofferenza insita. Io vivo continuamente aggrappandomi alla bellezza di un minuto. Alla grazia delle piccole cose. Quando sto sul motorino io mi perdo nel tornado di polline tra gli alberi. Quando torno a casa da scuola, sul treno, io guardo la gente e voglio per forza immaginarmi che questa persona abbia una vita peggiore della mia, perciò sorrido come un ebete.
D’altra parte so che tutto questo finirà. Nell’attesa che finisca l’uomo può solamente fare ciò che ama nel mio caso:scrivere, leggere, ascoltare De Andrè in repeat, stare le ore da Feltrinelli e immergere il naso nelle pagine per godere dell’odore delle pagine nuove, guardare un foglio bianco e avere voglia di riempirlo, immergere la faccia sotto l’acqua di un bagno caldo e vivere nell’eterna certezza che qualcuno mi voglia bene, qualcuno mi ami. Io ne sono fermamente convinta. E quando passo una bella giornata io me la rivedo nella mente
Forse un pò sono timorosa del futuro, in generale, perciò blocco il CD in repeat. Dà sicurezza.
Il tornado del polline è eterno.
L’acqua è sempre quella, così come l’odore della carta economica nuova.
Che blog di merda
03.23.08
E adesso cerco un’anima, anche di seconda mano.
Pensiamo insieme.
Quando avevo 14 anni ed ero candidamente candida, oddio, forse candida non è aggettivo migliore ma rende l’idea sull’inquinamento mentale, ero seriamente convinta che a 16 anni mi sarei iscritta al PCGI. Sono comunista dall’età di 11 anni, ho letto il Capitale 2 volte, l’ho tradotto dal Polacco, ho letto il Manifesto, le lettere di Gramsci, 18 libri sul Che, molto sul Duce, su Hitler, ho letto un sacco insomma. Sul campo teorico sono ferrata insomma. Anche sul campo pratico, più o meno, io sono mezza Polacca e la Polonia è stata un paese comunista. Mio nonno è un ingeniere e aveva un’impresa edile privata, per questo mia madre non riuscì a entrare a medicina per un punto provandoci per ben 3 volte, le mancava sempre un punto, alla fine capirono che era per mio nonno, perchè era socialista, non comunista. Io tuttavia sono sempre rimasta comunista, non volendo ricordare l’anno anarchico.
Il fatto che io non conti un cazzo mi deprime sempre di più ultimamente.Voglio proprio vedere quante persone leggeranno questo post fino in findo. Alla gente, oggi, non interessa più la politica, hanno un vago concetto di Destra e Sinistra, e quelli di sinistra, ormai, hanno paura di dire che sono “comunisti” sanno che ormai è una parola che fa paura, del resto preferisco: meglio questo di chi va a gridare “evviva il comunisto e la libertà” ignorando l’esistenza di Marx, o di Lenin. Sono del PD. Quella specie di chiesa della quale porta la bandiera Veltroni e ha come chirichetto Rutelli. Di Petro è quello che siede in ultima fila, quello che in fondo non ci crede, ma che DEVE necessariamente fare bella figura. Il fatto è che a me questa cosa fa schifo. Mi fa schido la Sinista Arcobaleno che ha deciso di appoggiare Rutelli come sindaco a Roma quando la sinistra Arcobaleno dovrebbe essere l’antitesi di Rutelli. Evviva Sinistra Critica, che tanto, comunque, nessuno si cagherà mai. Perchè l’Italia è un paese democristiano di merda e io sono INCAZZATA nera, davvero.
Sono inkazzata perchè non vedo sbocchi per me , per il mio futuro, per il mio pensiero, per quello che voglio fare nella vita, perchè è tutto di Berlusconi, adesso si comprerà anche Alitalia e stiamo freschi. Mi rode il culo che se volessi scrivere un libro, la Mondadori è di Berlusconi, che se accendo la TV tutto quello che vedo è maledettamente di destra, che la polizia non viene punita, che Adriano Sofri è ancora in Carcere e quella pisciasotto che ha ucciso Suor Maria Laura è fuori con l’indulto. Mi rode il culo che qua a scuola ci insegnano religione e le mie amiche di 16 anni restano incinta perchè sono talmente stupide da non arrivarci che non si scherza con la vita. Mi rode il culo che ancora si parla dell’eutanasia, ma uno potrà morire quando cazzo vuole? Mi rode il culo che ci si fanno delle messe se è giusto o meno l’aborto e non ci si arriva che no, per me l’aborto non è giusto, ma siamo in una democrazia cazzo!
Insomma, sono profondamente schifata. Irrimediabilmente, profondamente, schifata.
02.28.08
Nevegàl
Scusate la prolungata assenza dovuti a fattori estremamente validi e universalmente conosciuti come l’ozio.
Sabato 23 Febbraio 2008 si è conclusa la più bella settimana bianca della mia vita! Comincio dall’inizio, giustamente. Il primo classico si doveva recare a Nevegal assime al secondo scientifico, piccoletti ai quali sono solita mangiare in testa se non che… salita sull’autobus mi rendo con un misto di orrore e divertimento che si è imbucato Tale T.D.C (che sta per testa de cazzo) da me sempre chiamato Uomo Del Giubotto. Sarà utile informare la gentile clientela che vuol dire…questo truzzo pariolino dal faccino candido e il BRILLANTONE ‘ngurande sulla recchia va SEMPRE in giro col giubotto, SEMPRE, perciò, io, cercando di prevenire un imminente attacco di rosolia fulminante un malaugurato giorno gli chiesi se non avesse caldo. Non l’avessi MAI fatto. Dall’alto della sua piccolezza tanta mi risponde “ma te che cazzo voi?”, seguono mie risa. In summa, trovandomi davando l’Uomo Che Non Ha Mai Caldo, e vedendo che voleva accaparrarsi i 5 posti in fondo, con una mossa piena di anni di Lotta Con Mia Sorella (sport del CONI), lo scaravento con malagrazia da n’antra parte e mi piazzo, lui mi si siede davanti. Ahahahah. Sei morto. Io e Lollo lo prendiamo in giro per tutto il santo viaggio. Viaggio scandito da romantici sonni con la bocca aperta e correlato bavozzo.
La prima sera mi piazzo in camera di Lollo, Mancio e Fra co Jools e Ari e arriva la prima telefonata. AH i tempi delle mele, quando ero giovine, cioè parecchi secoli or sono anche io ero solita fare gli scherzi telefonici. Dopo la 10 telefonata di insulti a Lollo anonimatamente formulati mi parte la scimmia e lo brucio con un discorsetto impregnato di filosofia spicciola quale”ho visto fare a tua madre le pompe ai travella appena partiva il pullman”. Smette di cagare il cazzo, Dio sia lodato.
Poco tempo dopo, trovandomi nei pressi della porta e avendo sentito il dolce “toc toc”, apro. Mi trovo davanti un COATTO assuro, e uno un altro con la faccia scema e il sorriso un pò cicciottello…”Aoh, chai ‘na sigaretta?” e io”emh, ho il tabacco”risposta”da paura”, SBAM, chiudo, attonita.
DRRRRRRRRRRRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN, il telefono, credendo giustamente in una ricaduta di mister “magari ti si cioncano le palle”, rispondo io, avendo già pronto il calendario 2008 per tirargli una quantità industriale di madonne…”possiamo salire a fare conoscenza??”io”MA CERTOOOOO!”…era il tipo di prima che era rimasto folgorato dalla mia bellezza versione _faccia stravolta dopo il viaggio+pigiama_. Bussano nuovamente, apro…((BOOOOM)): 8 persone in versioni diverse…uno tutto boro, quello della sigaretta, Simone(con pearcing a: orecchio, naso, labbro superiore e lingua, azz), uno un pò alternativo con un bel sorriso, Davide, uno con la faccia da matto, Bibbi, uno cicciottello che si era capito fosse il clown di turno, Andrea, due tizi assurdi, Michele e Federico e per ultimo, ma non per importanza, Tiziano, uno che non apriva bocca manco a pregarlo, mezzo coatto, col pearcing sotto al labbro, ma in fondo (fondo fondo) tenero tenero. Siccome erano usciti a fare amicizia ma erano tutti timorati di Dio, propongo di fare qualcosa di costruttivo, e nel mio cervellino bacato, la cosa più costruttiva che ho trovato è stata “strega di mezzanotte” (ma si!Dai quel gioco che facevi alla veneranda età di 5 anni, quello che uno bendato ti deve cercare nel buio…) vabbe, tutti si nascondono e io e Jools a cercare…che tajo! Poi porto Davide e Michele nella nostra stanza, trucco Davide, che era bellissimo, la mia versione maschile, gli ho anche fatto il pearcing con la matita, solo che la cosa è degenerata e la spuma per i ricci di Jools è andata a puttane; si perchè cel’hanno versata tutta in testa, alla fine la Parisi lo ha struccato perchè io, inviperita, mi rifiutavo. Alla fine rompiamo il ghiaccio, solo che lo rompiamo anche al Dal Buono (non il ghiaccio) e loro, dopo averci detto che anche facevano snowboard, vengono cacciati in malo modo, malissimo.
Il giorno dopo tutte fomentate, io, Jools e Nanna decidiamo spavalde di buttarci nel mondo dello snow, immaginatevi, colonna sonora “bella ciccia” dei Radici, oppure “What went wrong?”dei Blink, meglio quest’ultima…la musica si stoppa di colpo alla 200 caduta, il cd si riga, si rompe, e con lui anche i nostri coglioni, snowboard CIAO CIAO. Il pomeriggio andiamo a sciare, che bello sciare. La sera i ciampino boys tornano e ci tagliamo, anche se Tiz continuava a sostenere vaghe somiglianze della mia persona con la bambina dell’”Esorcista” e quando, PD, la notte, su rete 4 hanno magicamente trasmesso “L’esorcista” io volevo morire, anche perchè non ci somiglio manco per un cazzo. Torna la Parisi e li caccia e io Jools e Nanna, esauste dormiamo, apparte qualche intoppo di respirazione, la mattina dopo….voce dall’oltretomba: “Jooooools….che ore sono?”Jools:”le 8.20″Nik”Perfetto. Svegliami alle 8.15!”(Questo per farvi capire le condizioni inaccettabili in cui ci trovavamo.” Sciamo tutto il giorno, ridiamo e prendiamo il sole, e non mangiamo, per l’amor di Dio, dieta ferrea!Alla fine, alle 17, vediamo che i C.B. erano locati in cima alla pista del Campo Scuola… lentamente si siedono sugli snow e se la fanno tutta di culo, anche noi ci aggreghiamo, CHE SBRAGOOOOOO!Troppo figo, ho appena trovato un’utilità allo snow! La sera facciamo 1000 foto e video con i balli di gruppo ecc…ci siamo divertite un fracco. Giorno seguente, stessa messa, apparte che ci si erano accollati i peggio…Federico e Michele…VABBE’, alle 17 altra magica discesa sugli snow\slittini, solo che Andrea sbaglia qualcosa e invece di andare sulla neve finisce nella testa di Bibbi, noi, beatamente ignari nella nostra ignoranza rimaniamo a fare lo slittino, io Tiz, Davide e Jools, ovvio. Al grido “AOH, BIBBI S’è ROTTO LA CAPOCCIA!!!!!!!!!!”Tiziano with love risponde con un sonoro “STI CAZZI!!!!!!”Facciamo un ultimo slittino sandwich, su uno snowboard davanti Jools, poi Tiz, Io e ultimo Davide, la cosa degenera e ci andiamo a spiaccicare sullo skilift…scendiamo giù e troviamo Bibbi che stava sornione in una pozza di sangue.Ok. Mettici la neve, mettici i fazzoletti.Niente, continuava a fuori uscire sangue peggio della nutella che mettono nelle bombe. Bibbi intanto delirava e diceva di star bene, sfido, con un taglio di 8 metri in testa, ovvio:).
Mentre andiamo all’albergo e Andrea casca (ahah) urlando AHIA! prima di toccare col culo la terra…nel deposito sci, gli unici problemi di Bibbi che delirava sono : a)non ci voglio andare senno mi fanno la boccia, b) l’mp3. Alla fine lo convinciamo e va al pronto soccorso, no, non gli hanno fatto la boccia, si, ha avuto l’mp3. Apparte questa piccola tragedia, che Tiziano aveva pensato di introdurre entrando nell’Hotel a urlare “OOOOOOOH BIBBI S’è ROTTO LA TESTA OOOOOH!”, la routine procede, non mangiamo e siamo scottatissime e magre. Il giorno dopo sciamo, sciamo e sciamo e ci divertiamo un sacco con sti tizi che se ne uscivano chiamando Arianna con tutti i nomi tranne che il suo (Aleandra, Ambra, Adriana, Adrianna…) gente che abbraccicava la Parisi, gente che mi mordeva, gente che versava l’ACE sulle nostre coperte e si tirava i calzini di Jools che cicciavano come funghi.
Ma il devasto finale è stata l’ultima sera…si sciava in notturna e la Parisi aveva magicamente acconsentito, fidandosi, a mandarci al pube a me e Jools con Vero e Daniele e ciampino. La sciata procede bene, apparte che Tiz Davide e Bibbi cantavano le canzoni della chiesa urlando sulla seggiovia e Davide aveva paura delle ombre sugli alberi, Andrea che dice a Federico “succhiame u neu”, e ovviamente Simone cercava campo col cell… dopo un pò andiamo al pub, solo che io avevo ovviamente scordato che non si beve a stomaco vuoto, vuotissimo nel mio caso, così io e Jools ci prendiamo un rum e pera e una birra (mai mischiare), io UBRIACA PISTA, a Jools sale dopo…Usciamo dal pub stravolti, anche Davide stava fuori come un balcone, io che chiamavo Veronica “Mamma” e Daniele “Papà”…arriviamo all’albergo devastando la rete co Davide che faceva lo slittino e che mi voleva coinvolgere nella folle impresa e Michele che DOVEVA aiutarmi ma che poi s’è dato ad alta velocità col mio casco…Nel frattempo Jools faceva compagnia ad Alice nel mondo delle meraviglie….in camera Arianna sclera e per paura della sua ira mastodontica io Davide Tiziano Jools e Andrea ci chiudiamo nel cesso dove Andrea ci versa gentilmente 4 bottiglie di shampoo a tutti in testa e noi, giustamente, cominciamo a lavarci…poi apre il telefono della doccia e ci fracica, roba che se avessi avuto il cell era MORTO.MORTISSIMO. poi io e Jools, piste come l’uva cacciamo tutti e ci denudiamo, ci facciamo la doccia insieme e lei più dillà che diquà diceva cose senza senso sul suo amato(ihihihih) io le rubo l’accappatoio e lei ruba la copera ad arianna per asciugarsi solo che per paure delle ire di Nanna delle quali abbiamo già parlato, decidiamo furbamente di chiuderla fuori…la notte prosegue con Tiz e Andrea, andiamo sotto per rubare al bar, solo che era tutti chiuso e nello scappare da una porta che Jools “dice” di aver visto chiudersi, prende una colonna in faccia… Davide che mi dice Lupin e cose simili, poi io e Jools ascoltiamo i racconti da teppista di Tiz… Bibbi che vagava per le stanze come un’anima in pena…che tajo… alla fine Tiziano e Andrea restano a dormire da noi e non ci preoccupiamo nemmeno di fare cose futili come mettere la sveglia o chiudere a chiave, alle 4 eravamo troppo stanchi, e sticazzi della gara del giorno dopo…
La mattina dopo irrompe Dalbs che ci ammazza di botte ma nessuno sente la scarica talmente siamo in coma…la gara va una merda, Jools l’ha scoperto dopo che era una gara, facciamo l’ultima sciata e poi ci prepariamo per andare via…che palle…quelli di ciampino sarebbero tornati il giorno dopo…beati… Nanna sull’auto si mette a piangere e io e Jools siamo trooooooppo tristi..anche perchè farmi la doccia e uscire nuda sul balcone non mi doveva aver poi fatto troppo bene: avevo 38 di febbre…dopo un viaggio cullate dalla nostalgia arriviamo a Roma. Tutto finito…
E INVECE NOOOOO, il giorno dopo sono venuti Bibbi e Andrea a Roma, e ieri Davide, Tiz, Bibbi e due amici loro…
La conclusione di questa epopea Nevegaliana del 2008 è che abbiamo conosciuto delle persone più uniche che rare e che gli vogliamo troppo bene… E’ una fortuna quando si incontrano dei tipi del genere, una vera fortuna… VI VOGLIO BENE REGA’!!!
