03.22.09
L’ultimo dei sogni (Ratti della Sabina)
Si è fermato il treno all’ultima fermata
vuoto e pieno di parole già discusse
e si è fermato pure l’ultimo dei sogni
in un campo tra i rifiuti e le promesse.
Sono passate mille notti e mille giorni passeranno
fra le nuvole di fumo cancellano i colori
e nei cunicoli coperti dal nero del silenzio
dove il vento neanche passa e ogni luce muore dentro.
E per le strade abbandonate dove Pietà non si è fermata
nei quartieri avvelenati che nasconde ogni città
c’è chi grida e chi ormai tace e chi è stanco d’aspettare
e chi sotto le macerie non sa più che cosa è il sole.
Sono lacrime del tempo che nessuno può asciugare
sono favole proibite per bambini senza nome
e sono fiori che hanno perso di profumo e di colore
sono vele senza vento che non sanno dove andare.
E sotto un cielo fatto a pezzi dalla legge dell’inganno
son cadute le speranze come pioggia dentro il mare
come luci ormai tradite da un futuro che non nasce
che si copre di paura e nel niente poi sparisce.
E si son perse le illusioni fra montagne di parole
sotto muri di tristezza che nascondono la fine
e nelle case di cartone dove fortuna non è entrata
dove le vite sono ombre che anneriscono la strada.
Non c’è fuoco che dia luce a passaggi sconosciuti
non c’è stella che risplenda sopra viaggi malandati
ma è solo terra sopra terra che da polvere e dolore
è solo l’ultimo dei sogni che a poco a poco muore.
E non rimangono che occhi a cercare un po’ di sole
dietro passi senza forza di destini andati a male
e non rimangono che mani dentro mani da scaldare
che si stringono alla vita e che non vogliono cadere.
Per Giovanni
01.11.09
11/01/1999 “Un sogno fu un sogno ma non durò poco”
Vorrei scrivere parole profonde.
Vorrei trasporre le lacrime che scendevano sulle mie guance in un post, in questo post.
Vorrei commemorarlo in silenzio, come certamente avrebbe preferito, ma non riesco.
Quasi tutti i titoli del mio blog sono frasi o titoli di Sue canzoni, pezzi di poesia rubati alle cuffiette del mio mp3, la sua voce calda e rassicurante mi accompagna, fedele colonna sonora della mia vita, ovunque. Spesso cerco di far conoscere de Andrè alla gente che lo schifa, lo critica, lo trova noioso. Poi desisto. Non si può afferrare una mosca al volo se non in rarissimi casi e non si può udire il rumore del vento se non in rarissimi casi.
Sono molte le mie canzoni preferite di De Andrè e quella che andrò a postare forse non è la più bella e di certo non è la mia preferita, ma parla di lui, lo rappresenta come lui stessoo disse in un’intervista. Parla di quel quasi-avvocato genovese che fumava 40 pacchetti al giorno e aveva paura della morte e odiava nelle persone quel loro spargere la vita al vento mentre lui stesso lo faceva e forse per questo si odiava anche un pò. Parla del genio anarchico che lo rappresentò, parla dei suoi bellissimi cd che vorrei spiegarvi tutti, parla di una buona novella quotidiana che forse rimarrà dimenticata, a breve, quando la gente si stuferà de “La canzone di Marinella” ritenendola una lagna e non sapendo che è la storia vera di una 15enne costretta a prostituirsi e buttata nel fiume da un delinquente. Forse è gia successo. Forse la gente è brava a dire che de Andrè fu un poeta senza nemmeno prendersi la briga di ascoltare una canzone bene, a fondo, di carpire le sfumature di “Coda di Lupo”, de “La domenica delle salme” o del “Testamento di Tito”. Forse tra 10 anni ancora non ci sarà nemmeno la trasmissione di Fazio, forse tra 10 anni ancora ci saranno troppe Pausini e troppi Ramazzotti, certo è che di Cantautori non ce ne sono più, è rimasto solo Guccini, quindi io vorrei che per una volta leggeste tutto il testo della canzone e senza fermarvi all’apparenza capiste perchè Faber si sentiva rappresentato da una canzone così.
Addio poeta, anarchico, padre, esempio. Addio a Fabrizio de Andrè.
Bocca di Rosa
La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera“.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.
“Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c’è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici.
E d’altronde quella di proletario è pur sempre un’etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso – di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista.
Se sono, “più modestamente”, un anarchico è perché l’anarchia, prima ancora che un’appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia – quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata.
Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più.
Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o, forse, questa convinzione gliel’hanno attribuita altri.
Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivista ne scoprii una più individualista: dopo tutto ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una sola regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l’ha imposta: anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d’animo, una categoria dello spirito. E perciò scandalizzatevi pure, se tante volte ho cantato alle feste dell’Unità, ma di rado sono andato in televisione, se firmo contratti discografici che d’altronde non rispetto, e se ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c’era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.
“De Andrè, il suo tema non è organico”, mi diceva sempre, al liceo, il mio insegnante d’italiano. Allora ho cercato di essere organico da adulto, nella coerenza di una ribellione che passa anche attraverso le proprie viltà e le proprie contraddizioni. Senza le quali, ecco l’organicità, un uomo non è un uomo, ma un burocrate, o una macchina, o un cinghiale laureato in fisica”.
(Da Amico fragile. Fabrizio De Andrè si racconta a Cesare G. Romana,
Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1991, pp. 60-61).
Fonte: http://iltestamentoditito.blogspot.com/
Link: http://iltestamentoditito.blogspot.com/2008/11/e-adesso-aspetter-domani-per-avere.html
(Grazie Teo)
03.24.08
Le Scatole Parlanti
La favola racconta, la vicenda di due aspidi, che stanchi ormai da tempo del solito strisciare, pensavano:” qualcosa, prima o poi dovrà cambiare: il nostro morso è debole e il mondo è prepotente! Hai udito di quel tale, arguto quanto avido, che ha soggiogato un popolo, con un veleno atipico, fa proprio al caso nostro; qualcosa di potente, qualcosa che sia subdolo, sottile e irriverente, non più il normale morso ma qualcosa di tagliente…un siero che lavori essenzialmente sulla mente!” La presero sul serio, le bisce irriverenti, sognavano d’aver potere e gloria in mezzo ai denti è l’oppio dei più deboli, la linfa dei potenti, ghignavano bramosi, faccia al sole ormai cocente…”non c’è tempo da perdere, sfidiam la nostra sorte, chiediamo al vecchio saggio, profetiche risposte!” Ma il verbo dell’oracolo, fu quantomai emblematico e gelò subitamente le due bisce già sognanti:”Non voi, piccoli aspidi, magari un gran Biscione…è l’unico ch’io sappia ad aver simile ardore…e non col siero magico abbindola gli utenti, ma con l’ausilio infimo, di SCATOLE PARLANTI!”
Tele Incantatore di Serpenti, Signore Delle Scatole Parlanti!
Siam giunti quasi al termine dell’inedita questione, torniam dalle due bisce ormai depresse sotto al sole, l’idea di queste scatole, che subdola trovata, per anestetizzare ogni singola pensata!” Ma come è mai possibile?! Dov’è che sta l’orgoglio! Nessuno lascerebbe impunito questo imbroglio! Non devi preoccparti, vedrai, lo fermeranno, il Paese dei poeti non cadrà nel chiaro inganno!”
Ma non fu questo l’esito, la storia è assai diversa, le Scatole Parlanti, ormai, hanno invaso la tua testa!
Tele Incantatore Di Serpenti, Signore Delle Scatole Parlanti (a oltranza!)
03.16.08
.oO*I miss you*Oo.
Hello there the angel from my nightmare
The shadow in the background of the morgue
The unsuspecting victim of darkness in the valley
We can live like Jack and Sally if we want
Where you can always find me
And we’ll have Halloween on Ch
ristmas
And in the night we’ll wish this never ends
We’ll wish this never ends
(I miss you I miss you)
(I miss you I miss you)
Where are you and I’m so sorry
I cannot sleep I cannot dream tonight
I need somebody and always This sick strange darkness
Comes creeping on so haunting every time
And as I stared I counted
The Webs from all the spiders
Catching things and eating their insides
Like indecision to call you
and hear your voice of treason
Will you come home and stop this pain tonight
Stop this pain tonight
Don’t waste your time on me you’re already
The voice inside my head (I miss you miss you)
Don’t waste your time on me you’re already
The voice inside my head (I miss you miss you)
Don’t waste your time on me you’re already
The voice inside my head (I miss you miss you)
Don’t waste your time on me you’re already
The voice inside my head (I miss you miss you)
Don’t waste your time on me you’re already
The voice inside my head (I miss you miss you)
Don’t waste your time on me you’re already
The voice inside my head (I miss you miss you)
I miss you (miss you miss you)
I miss you (miss you miss you)
I miss you (miss you miss you)
I miss you (miss you miss you)
(I miss you miss you)
Ehi ciao,
l’angelo dal mio incubo
l’ombra sullo sfondo dell’obitorio.
L’ignara vittima dell’oscurità nella vallata,
possiamo vivere come Jack e Sally se lo vogliamo,
dove tu mi puoi sempre trovare.
Festeggeremo Halloween a Natale.
E nella notte ci augureremo che questo non finisca mai,
ci augureremo che questo non finisca mai
(Mi manchi mi manchi)
(Mi manchi mi manchi)
Dove sei,
e mi dispiace così tanto,
io non posso dormire, non posso sognare stanotte
Io ho bisogno di qualcuno, e sempre
Questa strana e malata oscurità
viene stisciante e così ossessionante ogni volta.
E mentre fissavo il vuoto contavo
le ragnatele di tutti i ragni
catturare cose e mangiarne le interiora
Come l’indecisione di chiamarti,
e ascoltare la tua voce del tradimento,
verrai a casa a interrompere questo dolore stanotte?
Interrompere questo dolore stanotte
Non sprecare il tuo tempo con me, sei già la voce dentro la mia testa
(Mi manchi mi manchi)
Non sprecare il tuo tempo con me, sei già la voce dentro la mia testa
(Mi manchi mi manchi)
Non sprecare il tuo tempo con me, sei già la voce dentro la mia testa
(Mi manchi mi manchi)
Non sprecare il tuo tempo con me, sei già la voce dentro la mia testa
(Mi manchi mi manchi)
Non sprecare il tuo tempo con me, sei già la voce dentro la mia testa
(Mi manchi mi manchi)
Non sprecare il tuo tempo con me, sei già la voce dentro la mia testa
(Mi manchi mi manchi)
(Mi manchi mi manchi)
(Mi manchi mi manchi)
(Mi manchi mi manchi)
(Mi manchi mi manchi)
02.15.08
Il violinista pazzo (Ratti della Sabina)
Non veniva dal mare
ne dai monti coperti di neve,
non aveva nessuna moglie e
neanche un dio sapeva
pregare, non conosceva
nessuna lingua e per
parlare usava un violino che
raccolse ai piedi di un sogno
sotto il cielo di un giorno
lontano. Arrivava all’improvviso
sulla piazza di ogni villaggio ed
intorno un cerchio di gente in
silenzio a vederlo suonare, le sue
note erano onde come le avesse
portate il mare che volavano dalle
correnti oltre gli argini delle parole.
E come un luce mai vista prima che
colora i sassi e le pietre quella musica
senza tempo già invadeva tutte le
strade spalancava porte e finestre fino a trovare quel desiderio che dormiva ogni cuore e negli angoli d’ogni pensiero e le spose dalle finestre videro d’essere malmaritate mentre gli uomini restavano
incantati ad ascoltare, le ragazze, le ragazze,
quelle persero il respiro mentre il vento che
le vestiva se le portava via lontano.
Come venne poi se ne andò e al suo posto
solo un respiro e la musica che lo
seguiva volava via da ogni sentiero.
Scese la notte dietro e case e il silenzio tutto
intorno mentre la gente chiudeva le porte
con la speranza di rivederlo.
Ma già cadevano le prime stelle da quegli
occhi accesi in un giorno poi il silenzio di
quella notte lentamente confuse il ricordo di
un violino venuto dal nulla che cn sè
portava il sapore di un volo libero per ogni
cielo, senza confini e senza paure.
Questa canzone è bellissima, ed è la prima volta che a)mi colpisce anche la parte musicale, b) posto una canzone sul blog: l’ho sempre giudicato banale. Non mi leggerete per un bel po’ perchè domenica parto, come voi tutti sapete, per la settimana bianca!! Apparte il fatto che oggi gli ultimi 5 minuti di latino stavo stirando perchè non jela facevo più e oggi ho fatto la pettegola su chi piace a chi con quella di Italiano e quella di Inglese…a ripensarci è un pò patetico.
Arivudersci.
(Meglio violino o fisarmonica?!?!?!?!?!?!?!?!)
