11.09.09
Sex and the city e i drammi sulla pudicizia
E’ quasi imbarazzante ritrovarsi a scrivere dopo tanto, troppo tempo. La vita passa e così anche quei 4 gatti che per pietà leggevano ancora questo spunto di riflessioni perso in qualche meandro del web.
Ho pensato spesso al mio blog, vita o morte? Una decisione forte e difficile che come tutte le decisioni forti e difficili mi ha imtimato sempre di rimandare e rimandare, tant’è, ho rimandato. Mah, una codsa è certa, al termine di questo post non dirò come tutte le volte che riprenderò a scrivere con regolarità così eviterò di fare la solita figura di quella che parla parla e non conclude nulla. La scuola procede e procede da troppo, dopo 6 anni al liceo non ce la FACCIO PIU’.Non vedo l’ora di cavarmi da quel buco puzzolente che è la scuola e calarmi nell’altro buco puzzolente che è l’università, ma almeno cambio b uco, no?!
Del resto cambiamenti fondamentali non ce ne sono stati apparte il fatto che mi sono iniziata a vedere come una folle casalinga in menopausa Gossip Girl(che già vedevo ma siamo arrivati a livelli spaventosi, tipo che mi vedo le puntate che ancora non sono uscite in italia con i sottotitoli), Sex and the City ecc. E vorrei soffermarmi su quest’ultimo: io non riesco a vederlo se non sono perfettamernte SOLA SOLISSIMA tuttalpiù con Giovanni: è imbarazzante!! Tutto sesso, pompini e troie (nell’ultinma puntata anche i trans, siccome in Italia sono così in auge)… ma come faceva la gente 10 anni fa? Eravamo tutti più porchi o semplicemente meno bigotti? Oppure sono io che ancora adesso se Dawson bacia puritanamente sulle labbra Joey cambio canale per non farlo vedere a mia madre? Bah…
04.13.09
L’amore ha l’amore come solo argomento
Alla fine di questa bellissima e indimenticabile mini-estate porterò con me tantissime cose, che però rimarranno nel mio privato, MA, una cosa la dirò al mondo:
Giovanni:-”Ah, che palle, le vacanze sono finite e si tornerà alla vita di sempre, ovvero IO che studio come un cane e tu…TU…tu…tu che giri tutti i bar di Roma con le tue amiche!!!”
Rende perfettamente l’idea e spiega anche perchè non aggiorno questo blog vivo per pietà.
01.19.09
Di morte.
Forse sarebbe bello carpire l’ebrezza che ogni momento è gia passato e forse no. Sarebbe una grande presa di coscienza, forse tanto grande quanto grave. Forse ogni tanto sarebbe bello smettere di struggersi e bestemmiare per futili banalità e concentrarci sui senza-tetto che muoiono assiderati a Genova in questa merda di 2009, o sul pianto genuino e insensato dei bambini. E invece no, ci disperiamo perchè il tipo coi rasta che fa il rappresentante d’istituto non ci caga o perchè mammina non ci compra proprio quelle scarpe che hanno tutti (tranne te cara, perchè le scarpe costano quanto la metà dello stipendio della tua mammina che si spezza la schiena mentre tu spezzi i maroni). E’ bello tornare a casa e vedere il tuo cane Bartok, il tuo chihuahua tremolante che ha bisogno delle tue coccole, ma è altrettanto bello vedere che invece Medea, la tua gatta persiana non ti si fila e potrebbe vivere nonostante la tua morte. E’ di morte che stiamo parlando. E’ dell’inafferrabile essenza della vita: la morte. Io non voglio vivere in un paese dove i senza-tetto muoiono di freddo, voglio vivere in un posto dove succedono queste cose, si, ma almeno è giustificato che accadano, voglio andare in Africa e vedere perchè io DEVO essere felice, non è piu’ una questione di volere, è di morte che stiamo parlando. E’ di vedere un bambino di 6 anni che muore di AIDS senza essersi fatto una canna, aver imparato a leggere a scrivere, senza scopare, senza vedere nulla con la capacità delle persone adulte. Ma cazzo. NON E’ GIUSTO. Io per sapere quanto sono felice e fortunata non dovrei vedere il peggio, non è civile.
E non mi parlate di fede in qualcosa, perchè di amici ne ho e non mi servono certo quelli immaginari.
01.11.09
11/01/1999 “Un sogno fu un sogno ma non durò poco”
Vorrei scrivere parole profonde.
Vorrei trasporre le lacrime che scendevano sulle mie guance in un post, in questo post.
Vorrei commemorarlo in silenzio, come certamente avrebbe preferito, ma non riesco.
Quasi tutti i titoli del mio blog sono frasi o titoli di Sue canzoni, pezzi di poesia rubati alle cuffiette del mio mp3, la sua voce calda e rassicurante mi accompagna, fedele colonna sonora della mia vita, ovunque. Spesso cerco di far conoscere de Andrè alla gente che lo schifa, lo critica, lo trova noioso. Poi desisto. Non si può afferrare una mosca al volo se non in rarissimi casi e non si può udire il rumore del vento se non in rarissimi casi.
Sono molte le mie canzoni preferite di De Andrè e quella che andrò a postare forse non è la più bella e di certo non è la mia preferita, ma parla di lui, lo rappresenta come lui stessoo disse in un’intervista. Parla di quel quasi-avvocato genovese che fumava 40 pacchetti al giorno e aveva paura della morte e odiava nelle persone quel loro spargere la vita al vento mentre lui stesso lo faceva e forse per questo si odiava anche un pò. Parla del genio anarchico che lo rappresentò, parla dei suoi bellissimi cd che vorrei spiegarvi tutti, parla di una buona novella quotidiana che forse rimarrà dimenticata, a breve, quando la gente si stuferà de “La canzone di Marinella” ritenendola una lagna e non sapendo che è la storia vera di una 15enne costretta a prostituirsi e buttata nel fiume da un delinquente. Forse è gia successo. Forse la gente è brava a dire che de Andrè fu un poeta senza nemmeno prendersi la briga di ascoltare una canzone bene, a fondo, di carpire le sfumature di “Coda di Lupo”, de “La domenica delle salme” o del “Testamento di Tito”. Forse tra 10 anni ancora non ci sarà nemmeno la trasmissione di Fazio, forse tra 10 anni ancora ci saranno troppe Pausini e troppi Ramazzotti, certo è che di Cantautori non ce ne sono più, è rimasto solo Guccini, quindi io vorrei che per una volta leggeste tutto il testo della canzone e senza fermarvi all’apparenza capiste perchè Faber si sentiva rappresentato da una canzone così.
Addio poeta, anarchico, padre, esempio. Addio a Fabrizio de Andrè.
Bocca di Rosa
La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera“.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.
“Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c’è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici.
E d’altronde quella di proletario è pur sempre un’etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso – di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista.
Se sono, “più modestamente”, un anarchico è perché l’anarchia, prima ancora che un’appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia – quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata.
Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più.
Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o, forse, questa convinzione gliel’hanno attribuita altri.
Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivista ne scoprii una più individualista: dopo tutto ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una sola regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l’ha imposta: anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d’animo, una categoria dello spirito. E perciò scandalizzatevi pure, se tante volte ho cantato alle feste dell’Unità, ma di rado sono andato in televisione, se firmo contratti discografici che d’altronde non rispetto, e se ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c’era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.
“De Andrè, il suo tema non è organico”, mi diceva sempre, al liceo, il mio insegnante d’italiano. Allora ho cercato di essere organico da adulto, nella coerenza di una ribellione che passa anche attraverso le proprie viltà e le proprie contraddizioni. Senza le quali, ecco l’organicità, un uomo non è un uomo, ma un burocrate, o una macchina, o un cinghiale laureato in fisica”.
(Da Amico fragile. Fabrizio De Andrè si racconta a Cesare G. Romana,
Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1991, pp. 60-61).
Fonte: http://iltestamentoditito.blogspot.com/
Link: http://iltestamentoditito.blogspot.com/2008/11/e-adesso-aspetter-domani-per-avere.html
(Grazie Teo)
10.07.08
alleluja
dopo anni di preghiere mai ascoltate, che hanno contribuito a farmi dientare atea quale sono, oggi è auuenuto il miracolo:
LA PISIPISI E’ ALL’OSPEDALE
Sia fatta la tua uolontà
10.02.08
Foto
In depressione vengono partoriti i migliori scritti, Oscar Wilde era un depresso crconico eppure era un genio, un genio perverso ma un genio. Guardo la foto appesa davanti a me tra la collezione di sottobicchieri e un poster del Che. Siamo io e mia sorella, Giulia. Lei ha sempre avuto cura di me, da piccola quando ero un cicciottina con le trecce e gli spazi tra i denti lei andava all’asilo a picchiare i bambini che non volevano giocare con me, quando stavamo a scuola e mi vedeva fumare mi sgridava, mia sorella era quella sensibile, quella che al funerale di mio padre ha pianto, quella che poi non ne ha MAI PIU’ parlato, in 6 anni non l’ho mai sentita nominare papà nel bene o nel male. Mi commuovo, piango raramente e soprattutto di rabbia ma per mia sorella non posso fare a meno di piangere. Queste sarebbero una sorta di “parole mai dette” quelle che pensi tacitamente e non esponi per paura di essere giudicata. Giulia non legge il mio blog. Insomma, in questa foto ci siamo io e lei. Io sono sul lettino e sorrido alla macchina fotografica, avrò sei anni. Ho i capelli pettinati in due code, solo la mutandina del costume che anche se si vede poco riconoscerei tra mille, è quello di Tom e Jerry, il mio preferito, anche se poi era quello scomodo, sono sul materassino, mia sorella che ha sette anni nuota a cagnolino accanto a me e mi porta, ancora una volta, mi protegge, anche se fatica, anche se non lo ammetterebbe mai, ha i capelli biondissimi arruffati, il sorrisone perfetto e gli occhini azzurri semi chiusi. Lo sfondo della foto è quasi magico: mare che si confonde con il cielo, davvero.
Questa è la foto più bella che posseggo.
06.23.08
Bartok
Ebbene si, l’Italia è uscita. Eccheccevoletefà? Risparmierò la telecronaca ai più. Scrivo poco e velocemente perchè il mio essere vip dentro mi induce a invitare ospiti a cena. La mia prolungata assenza è dettata principalmente dal fatto che il mio computer è caldo, perciò, siccome Roma è una sorta di pentola a pressione e io non sono masochista, mi risparmio. E soprattutto VI risparmio. Il fatto è che sono una donna impegnata. Anzi due punti: mammina bella mi ha comprato il cane. [in sottofondo possiamo udire il coro degli angeli: ALLELUJAAA] è un chihuahua, bellissimo. All’inizio volevo un cane del canile, un bastardino per inciso. Ma a mia mamma fanno schifo (razzista di merda). Carlino allora: si, piccolo guasto, i Carlini svengono al caldo e se mangiano troppo e non camminano per più di mezz’ora. Ok. Jack Russell. Ok. Non sono disponibili a Roma fino a Settembre. Ok. Bassotto. Ok. Quando diventa vecchio non corre e non fa le scale. Yorkshire. Che cagata. Barboncino. Eh? Alla fine opto per il chihuahua, quello a pelo lungo. Bartok ha 5 mesi, il pelo lungo, pesa meno di un chilo e ha una colorazione a macchie rosse nere e marrone scuro. E’ l’incrocio tra una iena, una volpe, un gatto e un topo. E’ troppo intelligente, profumato e ciccione. E’ mio, ed è perfetto.
06.11.08
Anime salve
E’ interessante come ogni mio post sia caratterizzato da titoli senza senso, quindi evitate di trovare il nesso che NON VI E’. La vita procede, sono totalmente riposata e con strani pensieri che albergano nella mia mente deviata: mi manca la scuola. Non credevo che lo avrei mai detto ma è così. Mi manca quella piacevolmente morbosa routine dell’alzarsi presto, prendere il treno pieno e scendere dopo 20 minuti, poi rincorrere l’80 espresso e prenderlo ansimante, con il Creative che urla qualche cosa nelle mie orecchie inebetite dagli eventi mattutini scanditi da una mente che vaga fluttuante tra pensieri più o meno nefasti: le interrogazioni, i compiti, oppure la serenità per una giornata tranquilla. E poi ho scoperto dopo 3 anni, anzi 4, di carriera liceale che a me piace studiare. Realmente. Mi piace. L’ho scoperto così tardi perchè quest’anno mi sono fatta un mazzo tanto. La prima volta.
Mediamente mi sveglio con calma alle 13.30 every day. Mangio alle 15 e esco alle 17 per fare ritorno alle 03.La mia ultima performance notturna concerne l’esordio imbarazzante dell’Italia negli europei. Qui bisognerebbe aprire una piccola parentesi su “Nik la tifosa”, o meglio “Nik l’ultas”, sì perchè io sono la fotocopia di un uomo per quanto riguarda il calcio. Sono andata spesso allo stadio a vedere la mia bellissima A.S.Roma, anche se a Roma-Milan è stato imbarazzante. Io sono assolutamente sotto a Gattuso. Gennarino mio. Non piace a nessuno ma a me arrapa troppo, ha qualche cosa del selvaggio, dell’animale. Sarebbe l’uomo adatto a me se accidentalmente non fosse sposato. Cosi, ogni volta che Ringhio si avvicinava alla Curva Sud io impazzivo letteramente. Alla fine hanno tentato di linciarmi. Ai mondiali ho consolidato questo mio animo calcistico, quest’anno sono stata la prima a rosicare per quel cacchio di punto che ha avuto in più l’Inter e alla fine ho festeggiato alla Coppa Italia. OK. Io sono una di quelle persone che vogliono la testa di Donadoni. Ha schierato contro l’Olanda la squadra del Precaccolese. Ma non avveleniamoci oltre. Apparte che ha preferito Ambrosini a De Rossi, Danielino mio. Si è anche sentita la mancanza di Cannavaro. E l’inettitudi di alcuni, tipo Di Natale. Ha anche convocato Quagliarella. MA SIAMO MATTI? Grosso avrebbe dovuto giocare dal primo minuto, così come Cassano, che ha avuto un bell’anno. E poi la mia nazionale, senza Totti, non è nazionale. Come se non bastasse Materazzi si è pure fatto male. Bah. Anche la Polonia ha fatto la sua figura barbina con la Germania: 2 a 0. Ballak e Podolski sono due fuori classe, dobbiamo riconoscerlo. Fortunatamente la Francia ha pareggiato. Ci aspetta un girone difficile, FUORI DONADONI E’ UN COGLIONE IMMANE.
05.12.08
Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare, guardate l’ossigeno al suo fianco dormire, soltanto una lege che io riesco a capire ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soliloquio. Si, perchè forse in questa vita è il modo migliore per emergere, l’unico. La mia vita insulsa e scricchiolante, fatta da dogmi mal compresi e aspirazioni irragiungibili è arrivata a pesarmi grave sullo stomaco. Ho un peso, ebbene. Forse per ognuno di noi c’è un disegno, uno di quei pastrocchi che disegnano i bambini piccoli. Ha un senso. Io il mio l’ho perso. Forse non l’ho mai avuto, ma fino a poco tempo fa ne ero profondamente covinta. C’è chi santifica la vita alla vita e morte di un padre straordinario. Chi alla rivoluzione. Chi al nulla. E poi c’è chi si sopravvaluta e vive in una sorta di limbo. E poi muori. Muori. Semplicemente, così come sei nato. E muori mentre aspettavi la parousia della tua vita. Muori aspettando il treno. Poi, oblio.
Perchè?
Credo Nei Miracoli, Lui Ne Ha Fatto Uno.
Forse qualcuno non gli ha scritto con la bomboletta “Grazie” sotto scuola, ma qualcun’altro lo ha scritto dove non può essere cancellato.
