06.07.08
E insomma…
Mi trovo costretta nel non troppo petulante compito di aggiornare questo maledetto blog. Allora… non che io non scriva per chissàquali impegni urgenti, tutt’altro: mi trovo disperatamente alla ricerca di qualche cosa da fare cotidie.
Per dare un’idea al mio rarefatto pubblico delle mie impegnate giornate, dirò cosa ho fatto oggi, che, tra le cose è sabato. Mi sono svegliata in piena ora di pranzo: le 12.45. Dopo un’oretta ho mangiato un pranzo stantio dettato dalla morale della dieta: pollo e fagiolini sconditi. Poi, dopo aver cazzeggiato disumanamente, ho preso il treno e sono andata a Viale Libia, sì, come una matta sono uscita da sola, dove sono andata a prendere un caffè al solito bar. Dopo mi sono seduta con un cipiglio da matta alla vecchia fermata incerta sul da farsi e conscia della mia espressione che conservava quella tipica ombreggiatura che pervade e dipinge i volti dei più noti folli omicidi. Dopo aver dilapidato il mio patrimonio in tic-tac alla cannella e Camel Blue ne ho fumate un paio. In seguito mi è venuto in mente di andare da Feltrinelli e esaurire totalmente la mia paghetta in un buon libro, avendo finito in soli due giorni”Giulietta Squeenz”, di Pulsatilla e “Il Muro”, di Jean-Paul Sartre. Così ho fatto. Indecisa tra “I Buddenbrok” di Thomas Mann e “L’isola di Arturo”, di Elsa Morante, ho infine optato per “Satiricon” di Petronio. Sono tornata alla vecchia fermata, mi sono seduta, mi sono messa a leggere fumando come un’ossessa. Ho letto 38 pagine, poi, mi sono rotta la minchia perchè il muretto era troppo scomodo e non adatto a supportare un culo fiero come il mio, così sono tornata alla stazione e ho aspettato il treno, sempre leggendo. Mi si avvicina un ragazzo sui trent’anni, Romeno, questa sottolineatura è dovuta al razzismo incipiente che pervade l’animo Berlusconiano in me innastatosi. Mi domanda una sigaretta, toh, quelle surprise. Gli porgo la sigaretta, un gesto di routine. Mi guarda, si sà, tra matti ci si capisce. Con un Italiano masticato, incrocio tra Rumeno, Inglese, Spagnolo e Napoletano, esordisce:
“Yo asculto Heavy Metal. Yo poco little suicide”
Detto ciò si volta e si getta sui binari che attraversa con discreta non-chalance prima di andare a ringraziare una donna dalle fattezze asiatiche della sigaretta appena ricevuta. Da me. Poi comincia a camminare, avanti-indietro, avanti-indietro, avanti-indietro. Mi fissa. Eccheccazzo. Io volevo solo leggere. Vaaaaabè. Arriva il treno e io sono sinceramente convinta che il tipo folle si sarebbe buttato. Grazie al cielo mi risparmia. Credo che voglia riservare il suo poco little suicide a giorni migliori, meno uggiosi.
Poi sono tornata alla mia dimora e ora scrivo.
Vi assicuro che questa giornata è stata MOOOOLTO più interessante dell’imbarazzante media delle altre.
BoySka detto,
Giugno 7, 2008 a 4:32 pm
terrificante
fla detto,
Giugno 8, 2008 a 4:00 pm
assurdo!
chialuna detto,
Giugno 8, 2008 a 4:02 pm
Giulietta Squeenz. Non ho ancora avuto il tempo
a) di cercarlo
b) di comprarlo
c) di leggerlo.
Se ne riparla a Luglio. Post-esami.
Il Satyricon l’ho letto quest’estate. Carino, eh, ma frammentario. Mancano troppi pezzi per i miei gusti. Sono quel tipo di svitata che ama le trame fitte.
L’isola di Arturo mi ha angosciata così tanto che non ne ho mai voluto leggere la fine. Mi mancano le ultime trenta pagine da circa due anni e mezzo e credo che la situazione resterà questa per molto molto tempo. Però in quanto a trame fitte la Morante la sa lunga. “La Storia” ad esempio è un bel mattone. Thomas Mann lo riassumo così: “troppa poca omosessualità”.
Con ciò, mi scuso per il tono vagamente sentenzioso (? si dice “sentenzioso?) e torno all’elettromagnetismo. saluti