11.30.07

La Nausea

Pubblicato su Uncategorized a 7:33 pm di subcomandantanik

La nausea è una sensazione portatrice di molteplici valenze…

Jean Paul Sartre vinse il premio Nobel per il suo libro intitolato, appunto “La Nausea”, essendo una persona atipica rifiutò il prestigioso premio sussurrando con una certa malizia, forse un pò di sprezzo mal celato che “…i premi vincolano e condizionano troppo la personalità di uno scrittore”. Egli concepisce la Nausea come la trasposizione da parte delle opinioni sensibili di un sentimento troppo alto e complicato: quello del disagio esistenziale.

A me capita spesso di avere questa “nausea” specie nei luoghi affollati, rumorosi, superficiali…credo che non mi appartengano, ci rimango un pò stretta dentro, ecco.         Forse è per questo che odio appassionatamente e incondizionatamente il Natale. E non volendo togliere le parole di bocca a Napolitano nel suo discorso di Capodanno, sarebbe una cattiveria, ecco tutto, non mi perderò sui sentieri delle frasi fatte ma mi avventurerò su quelli non segnati della mia personalità… il Natale è la folla, la folla comanda, gestisce le strade, le guerre e le tragedie domestiche si fermano, tutto ciò che vediamo è patetica routine vista e rivista portatrice di monotonia, di caos…non che io abbia nulla contro il caos… la mia prima definizione è “caotica” però il caos del Natale è diverso, è insopportabile e schiacciato. Ci sono regole non scritte che ti proibiscono di uscire di casa a meno che tu non sia il fortunato possessore di una motosega  (come diceva Caligola: vorrei che il popolo possedesse una sola testa, in modo da potergliela mozzare con facilità), o un sordo-muto-cieco… Purtroppo i negozi sono pieni di gingilli che cantano le canzoncine natalizie più strane come l’ancora inedita “Merry Christmas”[chi non l'ha imparata ogni anno per la recita di Natale dalla 1° elementare alla 3° media??]e di nonne indaffarate e super incazzose che VOGLIONO uscire vittoriose dalla guerra Natalizia che , se fosse meno squallida, sarebbe degna di un poema simil-omerico.

Io rimedio a tutto ciò barricandomi in casa e facendo resistenza personale ai Babbi Natali e alle renne, che tutta via, essendo il proletariato, stimo.

11.26.07

“…chi per seguire la ragione, chi perchè stanco di giocare, per il vino sputtanarsi ed è una morte un pò peggiore…”

Pubblicato su Uncategorized a 8:47 pm di subcomandantanik

L’immagine meno negativa che conservo del mio defunto padre è quella di lui davanti a un noto pre-serale con una sigaretta in una mano e un bicchiere di vino nell’altra, ma non sono quì per parlarvi del problema di mio padre con l’alcol o col fumo, a dire la verità non sono nemmeno quì per parlarvi di mio padre, bensì del pre-serale sopra citato: Il Fatto, di Enzo Biagi…sarebbe ipocrita dire che i migliori se ne vanno sempre, quasi banale (anche se sul termine “banale” ci si dovrebbe soffermare parecchio), eppure non trovo frase migliore per esplicare il mio rammarico: non sono una che si dispiace della morte altrui, la vedo come una cosa assolutamente naturale e lo so che fa molto “animale” come concetto, eppure è così e a fingere il contrario sarei falsa…eppure mi sono sinceramente commossa, non tanto per la notizia della morte del mio giornalista preferito, quanto per aver udito con interesse vivo e guizzante curiosità una sua intervista nella quale egli diceva di amare per prima sua moglie e poi lo scrivere, e che ella, sua moglie, non aveva mantenuto una sola promessa di quelle che gli aveva fatto: di restare tutta la vita con lui.Questo mi ha fatto piangere fino alle convulsioni… un vecchino di 90 anni che possiede il dono dello scrivere divinamente che parla ancora così della donna con cui ha vissuto su per giù 65 anni… anche la intervistatrice era commossa e ancor più commossa quando alla domanda “Dottor Biagi, ma come mai ha deciso di diventare Giornalista?” egli ha risposto con una semplicità innata e inaudita “Perchè all’età di 13 anni ho visto un giornalista in tv con una valigia costellata con tantissimi adesivi di paesi stranieri e li è nato il mio sogno.”

Morendo, Enzo Biagi, ci lascia un vuoto incolmabile e un esempio insostituibile di arte del poetare fatti di cronaca e di vita quotidiana, poetare si; nessuno avrebbe mai saputo fare di meglio, apparte la Fallaci, ovvio, Biagi e il suo “Fatto” faranno sempre parte della mia vita in quanto rappresentano la mia infelice infanzia. Che “Il Fatto” serva da monito a me e a tutti quelli che vogliono abbracciare la carriera giornalistica, perch’esso intende artisticamente lo scivere a proposito della politica, è la trasposizione artistica della banalità…GENIALE.

Or mi resta un’ultima domanda: per me che voglio fare la giornalista…è rimasto qualcuno da intervistare?